11/02/2015

Islanda; Parte Prima

Torno a scrivere dopo un periodo di silenzio [durato sin troppo direi].
Vorrei scrivere molto di più di quanto poi faccio, ma soprattutto gli ultimi mesi sono stati colmi di tanti cambiamenti nella mai vita, quindi se già prima scrivevo poco; adesso lo faccio ancora meno perchè il tempo a mia disposizione è calato molto [devo anche dire che opto spesso per occupare in altro modo il mio tempo libero].


Comunque, bando alle ciance; torno a scrivere raccontandovi del mio viaggio in Islanda [ma sono quasi certo lo aveste già intuito dal titolo dell'articolo eh!].

L'islanda rappresenta, per chiunque ami la natura; un luogo magico dove recarsi, in una superfice tutto sommato molto modesta è possibile osservare svariate tipologie di paesaggio, numerosi fenomeni naturali molto rari in ogni altro luogo della terra; tutto questo con una bassissima densità di popolazione, che rende il tutto decisamente appetibile qualora si desideri osservare in pace la bellezza della natura.

Il viaggio intrapreso nasce quasi per caso; l'amico Marco mi chiede se ho voglia di accompagnarlo a New York [dove si svolgerà una sua mostra presso una galleria d'arte] io accetto di buon grado e da li a poco ci balena l'idea di fare una sosta nella magica isola [tanto è di strada...].

Nei mesi che ci separano dalla partenza [17 agosto 2015] stiliamo liste di materiale, mete da raggiungere, vestiario da portare, scegliamo l'auto a noleggio, prenotiamo i voli; insomma aldilà delle cose standard per preparare un viaggio dobbiamo pensare bene a tutti i tempi; definendo non solo dove vogliamo recarci, ma anche tutti i dettagli del caso.

Alcuni luoghi richiedono ad esempio un mezzo fuoristrada, in generale dobbiamo buttare giu una sorta di scaletta per evitare tempi morti troppo prolungati [dato che ci soffermeremo la per 10 giorni].

Queste sono le mete che ci siamo prefissati :


Grundarfjörður

Hvítserkur 
Seljalandsfoss 
Skógafoss

Dyrhólaey
Vík í Mýrdal
Jökulsárlón
DC-3 plane wreckage 

Höfn

 Eccezione fatta per le due cascate, le mete sono abbastanza variegate e dissimili fra loro; sono oltretutto molto vicine fra loro, ad esclusione di [Grundarfjörður , Hvítserkur ed Höfn] che richiederanno uno spostamento notevole da quello che viene definito "golden circle".
Nella scelta abbiamo dovuto sacrificare alcune mete interessanti, ma che a conti fatti ci avrebbero fatto perdere moltissimo tempo senza fornire chissà quale spettacolo unico.

Prevediamo di dover percorrere all'incirca 2500km, tenendo conto che ci recheremo subito nelle due mete piu a nord per poi spostarci nel circolo d'oro e da li decidere [in base al meteo] come e quando spostarci alla meta piu lontana dall'aeroporto [Höfn].

Organizzate le mete e tutti gli altri dettagli del viaggio, ci dedichiamo alla scelta dell'attrezzatura.
Un viaggio in Islanda non lo si intraprende proprio tutti i giorni, sarà quindi necessario avere tutto il possibile per evitare di mangiarsi le mani a causa di un tipico "se avessi avuto quella lente".
Questo il materiale che abbiamo scelto:

Canon 1Ds MKIII
Canon 5D MKIII
Yashica MAT 124G
Fuji X-E2
EF 16-35 f4 L IS
EF 17-40 f4 L
EF 24 f1,4 L II
TS-E 24 f3,5 L
EF 40mm f2,8 STM
EF 70-200 f2,8 L
EF 300 f4 L IS
TC 1,4X III
Sigma 50mm 1.4 EX
Samyang 35mm f1,4
Samyang 14mm f2,8
Gopro Hero III Silver


 A tutto questo si aggiungono i relativi treppiedi [anche dei piccoli manfrotto mini, per eventuali scorribande sul top of the rock] filtri, telecomandi, adattatori, kit di pulizia, cinghie, batterie, caricabatterie, torce.... insomma oltre all'attrezzatura per fotografare c'è un gran corredo anche di accessori vari, necessari per evitare disguidi.
Le schede CF e SD si sprecano, entrambi chiediamo in prestito anche ad amici tutto quel che possono prestarci.
In tutto questo dobbiamo inoltre tenere conto che l'idea è quella di dormire sempre fuori [macchina o tenda] e quindi non avremo la comodità di poter ricaricare le batterie con delle prese casalinghe, abbiamo quindi necessità di batterie supplementari [per i telefoni e le fotocamere] e di un piccolo inverter che permette di ottenere la corretta tensione per ricaricare velocemente tutto.


Via la mia introduzione è già stata forse troppo lunga e dispersiva; passiamo al viaggio.
Decolliamo da Pisa in direzione Londra [dove faremo scalo per una giornata]; da li ripartiamo per Reykjavik e con poche ore di volo siamo finalmente in Islanda.
L'aeroporto è moderno, pulito; arriviamo in tarda mattinata e subito tastiamo il clima, il cielo è nuvoloso, tira vento e piove.
Ci dirigiamo subito ad un market per acquistare i viveri per i primi giorni.
Pane, tonno,pomodori,fagioli,mele, succo di frutta,cioccolata, acqua.
A spesa fatta siamo subito operativi e decidiamo di partire in direzione Grundarfjörður.
La meta è a circa 200km di distanza dall'aeroporto, nel tragitto abbiamo subito modo di iniziare a renderci conto di quanto sia magnifica quest'isola; percorriamo questa strada liscia e sinuosa attraverso campagne sterminate, fiordi e montagne.
Nel tardo pomeriggio giungiamo a destinazione; il posto è incantevole ma il monte che intendiamo fotografare è praticamente avvolto da una coltre di nebbia molto fitta.
Stanchi per il viaggio e un poco delusi dello scenario poco propenso allo scattare foto, decidiamo di dormire presto, promettendoci una sveglia all'alba [ricordando che le ore di buio sono circa 4].

La mattina seguente lo scenario è piu o meno simile; rimaniamo delusi ma non demordiamo; decidendo di attendere un eventuale miglioramento delle condizioni meteo.
L'attesa è ricompensata; dopo un pò di tempo abbiamo la possibilità di scattare per un paio d'ore, con una nebbia non troppo fitta.
I tempi lunghi forniti dall'uso di un filtro digradante da 10 Stop, mischiati al movimento della nebbia, permettono di ottenere qualche foto dove la conformazione del monte è visibile nella sua interezza.




 La soddisfazione di iniziare a poter fotografare queste mete viste solo in foto di altre persone è grande; abbiamo però già atteso a lungo e se vogliamo provare a raggiungere la seconda meta predisposta, dobbiamo ripartire.
Ci dirigiamo verso Hvítserkur; che dista circa 260km dalla prima meta.
Si viaggia molto bene nelle strade Islandesi; non ci sono buche [nemmeno nei frequenti tratti di strada sterrata] i limiti permettono di muoversi piuttosto rapidamente [90km orari].
Assistiamo ancora a tanti cambiamenti di paesaggio nel nostro spostamento; e possiamo notare anche un miglioramento nel meteo, da nuvoloso arriviamo all'elefante di pietra con un cielo terso.
E' tardo pomeriggio quando giungiamo a destinazione, la luce è decisamente forte per fotografare il gigante di pietra quindi ci spostiamo ancora verso nord in cerca di un market ove comprare altre provviste.
Verso sera, dopo aver girovagato in una spiaggia per qualche ora; ci rechiamo nuovamente al gigante di pietra, raggiungibile calandosi pian piano giu per una scogliera.
La marea è bassisima, praticamente è possibile arrivare a toccare la strana formazione rocciosa da tanto che l'acqua è bassa.
Passiamo diverse ore al riparo della scogliera, fotografando l'imponente roccia; ceniamo e quando arriva il buio torniamo a dormire.



 Lo scenario offerto da questo luogo è oltremodo emozionante; la sabbia nera, il colore del cielo e il fortissimo vento creano un'atmosfera surreale; la foschia in lontananza oltretutto fa apparire la roccia in mezzo al nulla piu totale, fornendo un grande senso di solitudine.
Durante la serata abbiamo sperato molto nell'arrivo di un'aurora boreale, in questo periodo dell'anno è però oltremodo difficile assistere a tali fenomeni per via delle poche ore di buio e per il meteo molto instabile, che passa repentinamente dall'offire un cielo terso, all'offrire pochissima visibilità.

Arriva la mattina, caffè caldo allo spaccio vicino e si riparte in direzione circolo d'oro.
Cerchiamo di ridurre al minimo i km da percorrere, scegliendo quindi di tagliare attraverso le montagne, per una strada sterrata molto lunga.
Abbiamo un mezzo 4x4 e le strade qui sono decisamente ben mantenute; il percorso è molto lungo ma va via liscio.
Ci fermiamo poco tempo nei 350km che ci separano dal circolo d'oro, ma le ambientazioni che scorgiamo nel tragitto sono veramente mozzafiato.
In certi frangenti sembra di stare sulla luna, solo le cime delle montagne in lontananza ci fanno capire che siamo ancora sulla terra.
Nel primo pomeriggio giungiamo alla cascata Seljalandsfoss ; la sua peculiarità è che dietro di essa c'è un sentiero che permette di girare tutto attorno al flusso d'acqua che cade dalla parete rocciosa.



La location è assolutamente incantevole, ma è oltremodo difficoltoso scattare delle fotografie senza avere problemi di acqua sulle lenti; la cascata genera enormi nubi di acqua nebulizzata che si spostano a seconda di come tira il vento; mi sono trovato innumerevoli volte nel bel mezzo di una lunga esposizione con l'acqua che dopo un minuti mi arrivava addosso bagnando tutto. [il bagnato in se non sarebbe un grosso problema, non fosse che l'acqua depositandosi sul filtro posto sulla lente frontale dell'ottica genera spoche palline bianche].

Rimaniamo in zona a lungo, poco distante è possibile raggiungere altre due piccole cascate, una delle quali immersa dentro la roccia.
Ci fermiamo anche per un caffè caldo e nel mentre diamo un'occhiata al meteo per il giorno successivo.
Siamo nel circolo d'oro e da qui è possibile raggiungere in relativamente poco tempo molte mete fra quelle che ci siamo prefissati; il problema è che per il giorno successivo c'è pioggia battente nell'arco dell'intera giornata; decidiamo quindi di recarci ad Höfn, punto piu distante fra le mete previste.
L'ipotesi è recarci la [sperando in un buon tramonto e alba] dopodichè procedere a ritroso per le altre mete, nei giorni successivi.
La strada è molto lunga, percorriamo oltre 400km, la metà dei quali nell'oscurità e con un gran mix di vento e pioggia.
Arriviamo sul posto a notte fonda, il tempo sembra non collaborare, decidiamo quindi di dormire [in macchina, dato il vento spropositato].
La mattina successiva ci svegliamo e ci avviamo verso le montagne che vogliamo fotografare, il meteo regge, c'è vento e non piove.
Siamo però sfortunati, le montagne sono infotografabili in quanto avvolte da una spessa coltre di nebbia che non sembra dare cenni di resa.
Temporeggiamo girovagando sulla spiaggia, e successivamente visitiamo l'antico villaggio vichingo li vicino.
Una mattinata intera persa per il meteo sfavorevole; ma non demordiamo, a pochi chilometri c'è un ghiacciaio raggiungibile con il 4X4, Hoffell.

Una enorme lungua di ghiaccio che scende dal vulcano, alla sua base un grosso lago ospitante numerosissimi iceberg provenienti dal ghiacciaio stesso.
L'ambientazione è nuovamente emozionante, una conca nella roccia lavica, con verdi montagne ai lati e questo magnifico lago al centro.
La nebbia va e viene continuamente, rendendo il tutto molto suggestivo.
Rimaniamo qualche ora, camminando costeggiando il lago, sin quasi a raggiungere il ghiacciaio vero e proprio, al suo bordo.



L'acqua è di colore tendente al marrone [probabilmente per via delle impurità presenti nel ghiaccio disciolto] il ghiaccio è spolverato da sabbia lavica, il tutto unito alla giornata decisamente grigia offre un panorama praticamente in bianco e nero naturale.
Trascorso un pò di tempo, dato che il meteo non migliora, decidiamo di non perdere unteriore tempo e ripartiamo per il circolo d'oro.
Nuovamente svariate ore di viaggio e finalmente giungiamo alla blue lagoon, sfortunatamente anche qui piove, con un forte vento.
Io me ne frego e scendo comunque dall'auto deciso a provare qualche scatto nonostante la pioggia.

Il luogo è simile a quello visto al ghiacciaio Hoffell, con la differenza che il lago formatosi alla base dello stesso, in questo caso; sfocia nell'oceano [vicinissimo].
La particolarità è quindi vedere ammassi di ghiaccio nelle piu disparate forme e dimensioni, in riva all'oceano.
Il movimento delle onde e i blocchi di ghiaccio in riva non possono che offrire lo scenario ideale per degli scatti con esposizione di qualche decimo di secondo.


Il cielo grigio appiattisce molto quello che è lo scenario visibile, che rimane però decisamente apprezzabile per la sua unicità.
Rimango poco tempo fuori dall'auto, fa molto freddo, tira vento e piove; ma almeno ho raccolto qualche scatto che mi soddisfa.

E' nuovamente sera nel frattempo e data la sfacchinata del giorno decidiamo di dormire.
La mattina successiva ci rechiamo alla vicinissima Skógafoss, una delle mete piu ambite dell'islanda.
Facciamo colazione al bar e ci rechiamo di buon'ora ai piedi della cascata per evitare di inquadrare la grande folla di visitatori.



Anche qui spendiamo molto tempo, è possibile inoltre salire sulla sommità della cascata, dove è presente una passerella di acciaio dalla quale è possibile osservare il flusso d'acqua da un punto di vista insolito.
Ci soffermiamo sino all'ora di pranzo dopodichè decidiamo di recarci nella meta successiva, il punto nel quale è stato abbandomato un vecchio DC-3 della marina americana.

Questo però lo potrete vedere nella seconda parte dell'articolo, che pubblicherò nei prossimi giorni.
Lascio qua sotto una piccola raccolta di immagini raccolte nei vari momenti dall'amico Marco.




































Vi lascio con questa foto, anteprima dell'inizio della seconda parte dell'articolo.
Come di consueto, se volete lasciare commenti o fare domande, potete farlo tranquillamente.